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"Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende."

Il film inizia con una voce penetrante che recita questi versi posti da J.R.R. Tolkien all'inizio della sua trilogia. Sono convinto che questo è ciò che tutti quelli che hanno letto e amato il libro di Tolkien intimamente speravano. Accostandoci all'evento il timore crescente era quello di veder sacrificato lo spirito profondo dell'opera letteraria in nome di una spettacolarizzazione tecnologica dove gli effetti speciali la facessero da padrone sulle componenti interiori della storia di Tolkien. Peter Jackson ("Creature del cielo", "Sospesi nel tempo") non ha deluso tutti coloro che attendevano l'uscita di questo film. Il regista neozelandese ha amato la trilogia di Tolkien e si vede. Il vincitore di questa scommessa è certamente lui. Jackson è riuscito pienamente nell'impresa di riprodurre fedelmente le ambientazioni e le emozioni del libro. Ottima la scelta degli interpreti: Ian Holm ("I vestiti nuovi dell'Imperatore") nella parte di Bilbo sembra nato per recitare questo ruolo, Elijah Wood ("The war") è un Frodo ingenuo ma determinato, Ian McKellen ("X-Men") rende il personaggio del mago Gandalf con maestria e le giusta ironia, eccezionale Christopher Lee ( "La leggenda di Sleepy Hollow") nei panni di Saruman il traditore, così come azzecatissimi sono gli interpreti degli umani Aragorn (Viggo Mortensen , "Soldato Jane") e Boromir (Sean Bean, "Ronin"). Anche le scelte più difficili, quelle riguardanti le attrici che avrebbero dovuto interpretare gli elfi femmina sono state felici. Sia Liv Tyler ("Io ballo da sola"), sia Cate Blanchett ("Elizabeth") forniscono una grande prova riuscendo a cogliere nei personaggi quella velata impalpabile malinconia così ben delineata nel libro. Ma Jackson dà il meglio di sé nella ricostruzione degli ambienti. La paciosa e serena "Contea", il paese degli hobbit, le eteree e slanciate città degli elfi, la terribile ed agghiacciante Moria, la miniera all'interno di una gigantesca montagna: il regista riesce a trasmettere allo spettatore la giusta atmosfera cogliendone la intrinseca essenza e l'intimo legame con i personaggi che abitano quei luoghi fantastici. Come detto, Jackson ha amato il libro e ne ha colto la filosofia sottesa. La brama per il potere, la caducità e la debolezza dell'uomo, l'invidia ma anche l'amicizia, la solidarietà, l'eroismo: tutti concetti che il regista ha ben presente e che rappresenta alternando momenti esaltanti e commoventi, drammatici e appassionanti, ben sottolineati dalla musica di Howard Shore. Ma il film è anche e soprattutto una meravigliosa favola emozionante. Fughe spericolate e combattimenti all'ultimo sangue, momenti di apprensione e di paura, scene di coinvolgente vigoria si susseguono nel film rendendone la visione sempre interessante nonostante le due ore e 45 minuti della sua durata e dove l'uso degli effetti speciali è misurato e ben calibrato. Fra le scene più esaltanti segnaliamo la fuga dalla miriade di orchi delle caverne ed il combattimento di Gandalf contro il terrificante Balrog, sequenze da antologia. Anche la cura, quasi maniacale, dei particolari, così cara a Tolkien, è stata attentamente seguita da Jackson. Valga come esempio l'ostinazione con cui il regista ha preteso che gli attori "elfici" imparassero l'idioma elfico (inventato dallo stesso Tolkien) affinché recitassero in quella lingua. Il suo volere è stato rispettato, gli attori elfi recitano in elfico e le loro battute sono sottotitolate!

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