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Come ammette l’appassionato regista neozelandese Peter Jackson, è il meno fedele dei 3 film alla “lettera” del libro, visto che coi tre cosceneggiatori Fran Walsh, Philippa Boyens, Stephen Sinclair, ha cercato di amalgamare e sintetizzare una trama frammentata. Per chi fatica a ricordare o non conosce le vicende narrate e gli innumerevoli personaggi e luoghi della Terra di Mezzo, è utile una rapida sintesi della trama: il saggio Gandalf (Ian Mc Kellen) mentre lotta con un Balrog, spaventoso demone di fuoco nelle miniere di Moria, sul ponte di Khazad Dûm, precipita e viene creduto morto dagli 8 “compagni dell’Anello”. Caduto in battaglia il guerriero Boromir (Sean Bean) gli hobbit Merry (Dominic Monagham) e Pipino (Billy Boyd) sono catturati dagli orchi; l’altro guerriero umano Aragorn (Viggo Mortensen), l´elfo Legolas (Orlando Bloom) e il nano Gimli (John Rhys-Davies), li seguono per liberarli, mentre gli hobbit Frodo (Elijah Woods) portatore dell´Anello il cui potere negativo inizia ad influenzarlo, e Sam (Sean Astin) tentano di raggiungere Mordor dominio del satanico Sauron. Durante una zuffa fra Uruk-Hai seguaci del capo-stregone Saruman (Christopher Lee) e Orchi di Sauron l’Oscuro raffigurato come un occhio rosso senza palpebre, Merry e Pipino fuggono nella foresta di Fangorn, dimora dell’Ent Barbalbero. Aragorn, Legolas e Gimli incontrano i Rohirrim, cavalieri del Mark di Rohan e poi il redivivo Gandalf. Ad Edoras, salvano Re Théoden dalla nefasta influenza di Gríma Vermilinguo (Brad Dourif) convincendolo a difendersi dagli orchi. Si trincerano al Fosso di Helm resistendo al furibondo attacco di 10 mila Uruk-Hai e uomini malvagi scatenati da Saruman. Frodo e Sam, nel cammino per Mordor, catturano Gollum, hobbit trasformato mostruosamente dal possesso dell’Anello, che li segue per riguadagnare il suo “tessoro”. Gollum, li guida, pur contorcendosi tra lealtà a Frodo dovuta al giuramento sull’Anello, e brama per il suo possesso, per aggirare il Cancello Nero dell’ingresso a Mordor, dopo essersi trovati in mezzo ad uno scontro fra “Sudroni” (uomini irretiti da Sauron) e cacciatori del regno di Gondor guidati da Faramir. Dunque il destino del mondo è sospeso, la Terra di Mezzo è teatro di furiosi e sanguinosi scontri e Jackson – “vecchio” autore di splatter e zombie-film – è a suo agio. Ma non si pensi solo ad un’orgia di effettacci speciali e di trionfo di estetica del videogame (pur presenti e doverosamente, l’immaginario collettivo post-moderno ne è ormai plasmato tanto da aver ibridato le forme espressive della cultura). Supportate dalla musica di Howard Shore, risaltano le panoramiche “solari” della Terra di Mezzo e quelle cupe delle “Due torri” Isengard/Orthanc e Mordor/Barad-Dur, che racchiudono il disgusto del cristiano Tolkien per i mefitici effetti del “progresso” tecnico separato dalla responsabilità verso luomo e natura. Ma il film – pur nella perplessità di “licenze” narrative che stavolta il regista si è preso, un paio sono francamente incomprensibili: Faramir “tentato” dall’Anello e un Nazgul che vede Frodo prima del tempo – regala solide atmosfere “alla Shakespeare” in attori e situazioni. Si sa che gli interpreti di Gandalf, Saruman, Gimli, Aragorn, Théoden e Gollum-Sméagol sono appunto attori anche teatrali, ma l’aria che si respira ad Edoras, Helm e Fangorn con la foresta che si muove e che ricorda quella di Birnam nel magistrale Macbeth di Orson Welles, consentono di plaudire a Jackson.

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